“Bella Ciao” e il 25 Aprile

Ho sempre seguito distrattamente e vagamente annoiato l’annuale diatriba causata da alcuni sindaci o sedicenti politici fascisti contro #BellaCiao ma quest’anno ho deciso di pensarci.

La maggior parte di chi “condanna” o persino vieta la canzone sostiene di non essere fascista o nostalgica, accusando #BellaCiao di essere “comunista” e “divisiva.” Non ci ho mai pensato molto, finora: ma il lockdown innesca insoliti processi mentali. google.com/search?q=sinda…

Quindi ho cercato di ricordare quando e come imparai la canzone, i versi che mi sembra di conoscere da sempre, e perché continua a darmi la pelle d’oca. Non me ne ero accorto fino a quella notte del 1 giugno 2013, ad Ankara.

Andando indietro coi ricordi, mi è venuto in mente un disegno di bambino. Non ricordo se fosse mio o di un compagno di scuola ma lo rivedo ancora, un grande fiore e la sua ombra su una tomba, la croce con scritto “partigiano” (non ricordo con quante g). Lo so, avevo forse 6 anni.

Ci avevano insegnato e spiegato con cura la canzone in scuola elementare. Per capire: era una scuola delle suore d’Ivrea. La suora spiegò che era una canzone di morte, un uomo si sveglia un giorno e vede tali ingiustizie che non ha altra scelta che lasciare l’amata e combattere.

Quelle suore non erano certo comuniste. Erano anziane e avevano vissuto sotto il Fascismo, qualcuna sotto i Nazisti. I partigiani comunisti non cantavano #BellaCiao. Cantavano “Fischia il vento,” o “Bandiera Rossa” o “L’Internazionale”

Sempre per contesto: quelle stesse suore che ci insegnavano #BellaCiao e ci facevano pregare di non dover mai affrontare la scelta del partigiano di lasciare la sua ragazza per morire in montagna, ci vietavano di imparare quelle canzoni e ci sgridavano se solo le intonavamo.

Imparai le parole di “Fischia il vento” solo decenni dopo, a una marcia contro la guerra in Irak. #BellaCiao diventò canzone della #Resistenza perché unificava, politicamente corretta, puramente antifascista e quindi non divisiva. A meno che non ci si voglia dividere dai fascisti.

A quei politicanti che vergognosamente dichiarano di volerla evitare perché “divisiva” o “politicizzata” non importa se sia un canto comunista o no, considerano l’intera #Resistenza come un fenomeno comunista, quindi esecrabile e vogliono prenderne le distanze.

Distanziarsi dalla #Resistenza significa, semplicemente, mettersi dalla parte del Fascismo. Puramente e semplicemente. Non c’era una posizione di mezzo, e non c’è oggi. Eccessi e crimini, non importa di chi, vanno puniti. Ma l’intera ideologia Nazifascista era ed è un crimine.

Perciò, non mi incanta l’ipocrisia dei sindaci che scimmiottano la correttezza politica in chiave filofascista. Vietare #BellaCiao è un espediente per sminuire e svuotare il #25Aprile, l’anniversario dell’insurrezione degli Italiani contro gli occupanti Nazisti e i loro sgherri fascisti.

Last, but not least: l’ #Italia non celebra la liberazione dal Nazifascismo nella data della sua resa. L’Italia era fascista, era colpevole, era sconfitta. Ma gli Italiani il #25Aprile 1945 si ribellarono contro chi li aveva messi dal lato del male, a combattere contro la Libertà.

Il Sud era già liberato, soldati italiani combattevano con gli Alleati ma il Nord era occupato, con Mussolini ancora nominalmente al potere. Fu l’insurrezione dei partigiani a ridare agli Italiani la loro dignità di nazione. Quel giorno fu l’inizio di una nuova Italia.

Molte date segnarono l’inizio della nuova era. La Festa Nazionale è il 2 giugno, quando la monarchia fu abolita dal referendum. E’ l’anniversario dello Stato ma la nazione rinacque il #25Aprile. La Repubblica nata quel giorno è, e sarà sempre, antifascista.

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